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AGRIGENTO – SIRACUSA IN 9 ORE COME 25 SECOLI FA. OGGI IN TRENO, ALLORA A CAVALLO: IL RISULTATO È UGUALE

In Sicilia si fa un gran parlare di ponte sullo Stretto e d’investimenti nel settore dei trasporti.

Quante parole al vento! Intanto la realtà dei trasporti siciliani langue, emarginata e derelitta, come se nulla fosse cambiato in tutti questi anni. Perciò, una volta tanto, è meglio far parlare la realtà che non mente, anzi smentisce clamorosamente, gli imbonitori di turno.

Una recente indagine del Codacons, sui tempi di percorrenza dei vari mezzi di trasporto in Sicilia, denuncia le “quasi sei ore” impiegate per coprire la tratta ferroviaria Palermo - Siracusa (244 km) come il più clamoroso esempio di lentezza. Forse, non sono state considerate altre tratte con tempi di percorrenza ancora più lunghi, quali: la Ragusa - Messina (153 km, 6 ore e 27 minuti), la Trapani - Messina (7 ore e 35 minuti).

Addirittura, per fare i 307 km dell’Agrigento - Siracusa (via Gela) ci si mette 9 ore e 15 minuti. A ben pensarci, più dei cavalieri siracusani i quali, secondo il racconto di Plutarco, coprirono la distanza in una sola nottata.

Un episodio verificatosi 2.362 anni fa, precisamente nel 358 a. C, e riportato da Michele Lanza Caruso, quando Farace “accampato nelle vicinanze della neapoli agrigentina... Intese che Eraclide, il noto traditore, si dirigeva verso Siracusa con la flotta per occuparla ed allora marciò tutta la notte alla volta di Siracusa, percorrendo 700 stadi, e potè prevenire Eraclide”.

Dopo quasi 25 secoli, sono rimasti sostanzialmente invariati i tempi per il collegamento fra queste due città: ieri le più potenti ed opulente della Magna Grecia, oggi i due più rinomati siti archeologici della Sicilia.

Incredibile? Provare per credere. Seppure, vivamente, sconsigliato da partenti ed amici, mi sono sottoposto, di buon grado, a questa prova.

Il 28 di maggio del 2004 d.C. (attenti al secolo!), alla stazione centrale di Agrigento salgo sul treno delle 8,15 per ripercorrere l’itinerario dei cavalieri ellenici, in parte coincidente con quello attuale di TreniItalia.

Non capita tutti i giorni che un agrigentino prenda il treno per Siracusa. Perciò, l’impiegata della biglietteria si mostra leggermente sbigottita nel consegnarmi il biglietto e la nota del tragitto: 307 km e due cambi di vettura; il tutto in 9 ore e 15 minuti al prezzo di 13,40 euro.

L’evento è così raro che il malcapitato potrebbe essere scambiato per uno stravagante passeggero che viaggia, a ritroso, alla scoperta del mistero dell’invenzione del tempo.

Tuttavia, può accadere che un turista ignaro decida di spostarsi in treno fra le due città. In questo caso, le reazioni possono essere di segno contrapposto: se è il solito turista frettoloso avrà della Sicilia un’impressione sconsolante; se è una persona colta e paziente apprezzerà il viaggio come un’occasione irripetibile per osservare una sequela di luoghi mitici e di paesaggi cangianti che riflettono la storia e la natura mutevole dei siciliani.

Volendo, è anche un indimenticabile viaggio letterario. Lungo l’itinerario, infatti, s’incontrano luoghi che evocano autori di prima grandezza. Nomi e luce di nomi che illuminano il firmamento della letteratura italiana e mondiale: dai premi Nobel, Luigi Pirandello, agrigentino, e Salvatore Quasimodo, modicano, a Elio Vittorini, siracusano, a Leonardo Sciascia, racalmutese, a Vitaliano Brancati, pachinese, a Gesualdo Bufalino, comisano.

Il trenino attraversa questa metà della Trinacria contraddittoria e poco conosciuta: dagli aridi altipiani dello zolfo e del sale del bacino Aragona - Racalmuto ai vigneti “plastificati” del comprensorio di Canicattì, dal colossale petrolchimico di Gela (in gran parte ferraglia arrugginita) alle verdi piane delle serre di Licata e di Vittoria, dalle stupende città del barocco ibleo agli agrumeti del siracusano.

La vettura scalpiccia, come una zitella esacerbata, su per l’erta di Comitini-zolfare sovrastante un paesaggio primordiale, profondo da cui emergono paesi-fortezza e cime di montagne irregolari. Ai fianchi si aprono le “bocche dell’inferno” ossia gli ingressi delle miniere di zolfo, ormai inattive, dove si calavano uomini e carusi sventurati per cavarne milioni di tonnellate di preziosa pietra gialla che contribuiva a formare empie ricchezze e scandalose ingiustizie.

A Grotte scendono 3 ragazzi di una polisportiva e salgono una donna emigrata che ritorna in Continente e altri ferrovieri. Che strano! Sembra un treno che trasporta problemi sociali e ferrovieri in servizio.

Un mare di veli di plastica annuncia Canicattì, la cittadina dell’uva Italia, opulenta e moralmente bifronte. Qui sono caduti due suoi figli magistrati integerrimi (Rosario Livatino e Antonino Saitta) sotto i colpi di una mafia saldamente inserita nell’economia e nella politica, come rivelano i recenti, eccellenti arresti effettuati a seguito dell’inchiesta “Alta mafia”.

Nell’attesa (circa 3 ore) del treno proveniente da Caltanissetta, faccio un giro. A parte poche storiche emergenze, il nuovo tessuto urbano riflette la condizione economica di questa città che ha fatto registrare uno sviluppo volumetrico, una crescita senza qualità.

Da Canicattì in poi la linea non è elettrificata e viene usata una vettura a diesel.

Salgono altri passeggeri: uno serioso che legge il giornale e due compari di mezza età che si lamentano, al alta voce, degli aumenti dei prezzi della carne e della spesa in genere. Di altri consumi non parlano, come se non ne sentissero l’esigenza. Poi, uno confessa: “Compà, credetemi, ho dovuto ridurre le visite alla signora Lina. Prima ci andavo due-tre volte al mese, oggi solo una. Anche sta ... ha rincarato la prestazione da 25 a 35 euro...”

Gente semplice e problemi quotidiani che il treno trasporta, fra alti calanchi d’argilla e stazioni dismesse, verso Licata, fra le serre, dove si stende una piana di plastica, agitata dal vento, che tanto assomiglia al mare increspato dei films di Fellini.

L’intera fascia litoranea che da Palma giunge fino a Comiso sembra essere immersa nella “civiltà” della plastica cui fa contrasto il colore turchese del mare africano.

Eppure, le serre rappresentano la prima risorsa di vita e di lavoro. Il resto langue o si assottiglia, anno dopo anno, come le strutture del petrolchimico di Gela.
Fra le serre e le città c’è una evidente asimmetrica fra l’ordine razionale, e funzionale, delle prime e il caos urbanistico delle seconde, in gran parte costruite abusivamente.

A Gela avviene il secondo cambio di vettura. Siamo sempre pochini. Alla fermata dell’Anic salgono due dipendenti che scenderanno alla stazione di Acate rimpiazzati da due giovani lavoratori maghrebini. Nemmeno gli immigrati usano il treno. A Vittoria scendono tutti.

Resto solo, col capotreno e col controllore che si dichiara dispiaciuto di non potermi fornire qualche dato sul traffico di questa tratta, per espresso divieto di TreniItalia. Tutto è accentrato fra Roma e Palermo.

Tuttavia, la realtà è talmente eloquente che non occorrono statistiche per spiegarla.

Sulle colline iblee, il treno viaggia, praticamente, solo per me. Un gran privilegio, insomma, specie se si attraversa un paesaggio incantevole punteggiato di ombrosi carrubi che servano da ricovero agli armenti. Ma la vera meraviglia dell’ingegno contadino e operaio sono l’intrigo di muretti a secco che s’inseguono fino alla periferia industriale di Ragusa. Sono le 15,35 ed abbiamo fatto poco più di 200 km. Il treno ridiscende, costeggiando profondi burroni che si aprono sulla valle dell’Irminio, un paradiso popolato di querce e paesi barocchi. “Questa tratta, oggi passiva - mi dice l’ing. Nigido di “Cittadinanza attiva” – potrebbe divenire una risorsa importante per lo sviluppo turistico del comprensorio mediante l’istituzione del “Treno Barocco”, facendo rientrare a Modica la nostra, vecchia locomotiva a vapore che le FS hanno trasferito nelle Marche ...”

Le linee del progetto sono state presentate alla stampa e alle autorità preposte, purtroppo con scarsa fortuna.

Dopo Modica, Scicli con le sue chiese e palazzi sontuosi, dove, proprio oggi, si celebra la festa della “Madonna delle Milizie” che - secondo la tradizione - intervenne a fianco di Ruggero d’Altavilla nella vittoriosa battaglia di Scicli del 1081 riportata contro le armate arabe. Quando si dice fondamentalismo! Ancora oggi si continua a “schierare” in battaglia una Madonna ... contro i musulmani.

A Siracusa la vettura arriva mezza piena e con soli 5 minuti di ritardo. Per la cronaca, sono rientrato nella stessa serata ad Agrigento in autobus (via Catania) in 4 ore e 5 minuti e con una spesa di 14,20 euro. Cosa dire a conclusione di questo faticoso viaggio?

Sono partito per denunciare l’anacronistica lentezza di un treno che attraversa zone importanti dell’economia siciliana, ma durante il viaggio sono stato conquistato dalla sua flemmatica andatura e dal fascino dei luoghi attraversati, pregustando le meraviglie promesse del treno barocco dell’ing. Nigido.

Per velocizzare i trasporti commerciali, forse sarebbe meglio costruire un nuovo e più funzionale tracciato ferroviario.

Agostino SPATARO

News inserita il 06/07/2004 da Redazione Siciliano.it
nella categoria Cronaca
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